La continuità e l’arte del riciclo perfetto

Se c’è una cosa per cui Luca, qualche anno fa, mi ha invidiata profondamente è stata l’aver sorvolato in elicottero tutta la costa che collega Taormina con Siracusa.

No, non perché mi fossi improvvisamente ritrovata ultramilionaria come Britney Spears nel 1998 dopo l’uscita di “Give me baby one more time”.

Giuro, era per lavoro!        

Negli anni abbiamo avuto modo di visitare Siracusa più volte e la sensazione da cui siamo stati pervasi è stata di incredibile continuità.

Qualcuno di voi obietterà: ma la continuità non è una sensazione!

No, dirò io, non lo è, ma qui il nesso indissolubile tra ciò che era e ciò che è, quella visibile continuità tra passato e presente che c’è in ogni angolo, in ogni monumento e in ogni racconto, mi fa provare uno stimolante benessere. Che è una sensazione!

Ecco qui le 5 cose che non potete assolutamente perdere a Siracusa!

1) Il Parco Archeologico di Siracusa

Il Parco archeologico di Siracusa è un must!

Considerato uno più importanti di Sicilia, include il famoso Teatro Greco, le    Latomie e l’Orecchio di  Dionisio.

La passeggiata al suo interno dura un paio d’ore e io consiglio sempre vivamente di prendere una guida locale autorizzata, in modo da comprendere esattamente la storia di questa meravigliosa ricchezza italica.

Il Teatro Greco, risalente al V sec a.C. e in parte scavato direttamente nella roccia, è in uso ancora oggi, durante la stagione estiva, per la messa in scena di commedie e tragedie.
Arrivava a contenere circa 15000 persone e l’emozione di essere seduti lì, dove 2500 anni prima è iniziata la storia, è incredibile.
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Scendendo poi da una breve scalinata, si giunge alla cosiddetta Latomia del Paradiso. Il nome e l’aspetto odierno ingannano non poco: il florido giardino che ci si apre davanti nasconde un passato oscuro da cava di pietra calcarea nonché di carcere.
Era qui infatti che venivano tenuti i prigionieri e gli oppositori del tiranno Dionisio (o Dionigi) nel IV sec. a.C.

L’orecchio di Dionisio è forse la cavità artificiale più famosa delle Latomie.

Lunga 40 metri e alta 30, è dotata di un’ acustica incredibile e di una forma che ricorda un orecchio: da qui la leggenda che il tiranno riuscisse ad ascoltare i segreti dei suoi prigionieri.

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2) La Chiesa di S. Giovanni

La Chiesa di S. Giovanni è una di quelle cose da non farvi sfuggire!

E lei non sfuggirà di certo, visto che è lì dal VI sec. d.C., esattamente nel luogo in cui, secondo la tradizione, fu sepolto Marciano, primo vescovo di Siracusa, martire durante le persecuzioni cristiane.

La Chiesa ha avuto una vita travagliata e, dopo essere stata ridotta a un accampamento durante l’occupazione araba in Sicilia, è stata ricostruita dai Normanni prima del terremoto del 1693 che la danneggiò nuovamente.

Fu però il successivo terremoto nel 1908 che ne fece crollare il tetto, riducendo la Chiesa da luogo di culto a complesso museale.

Di questo complesso fanno parte sia la Cripta dipinta di San Marciano con i suoi capitelli in marmo e gli affreschi decorativi, che le Catacombe di S. Giovanni, esempio del fervore cristiano a Siracusa fin da tempi remoti.

E parlando di continuità, le catacombe sono l’esempio lampante del riciclo perfetto: i tunnel di questo cimitero sotterraneo non sono altro che i canali di un antico acquedotto risalente alla colonizzazione greca, mentre le cappelle funerarie dei personaggi più illustri sono antiche cisterne per la raccolta dell’acqua.

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3) Il Tempio di Apollo

Attraversando lo specchio d’acqua che divide Siracusa dall’isola di Ortigia, si giunge subito ai resti del Tempio di Apollo, costruito nel VI sec. a.C. e considerato il più antico tempio dorico di Sicilia!

Anche qui non poteva mancare l’effetto “RIUTILIZZO PERFETTO”, essendo stato, negli anni:

  1. Una chiesa bizantina
  2. Una moschea islamica
  3. Di nuovo chiesa grazie ai Normanni
  4. Una caserma durante l’occupazione spagnola
Tempio di Apollo

4) Il Duomo di Ortigia

E parlando ancora di continuità, quello che si trova qui, in una delle piazze più belle dell’isola, è l’esempio più lampante di continuità religiosa.

La storia del Duomo si può riassumere così:

  1. Tempio greco dedicato ad Atena (VI secolo a.C.)
  2. Chiesa bizantina
  3. Moschea islamica
  4. Chiesa cristiana 

Quello che vediamo oggi è il risultato di 2700 anni di storia (ancora visibili) e di Andrea Palma, architetto trapanese che nel 1728 donò al Duomo la bellissima facciata barocca che l’ha resa famosa in tutto il mondo.

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5) La Fonte Aretusa

Questa storica Fonte di acqua dolce è legata al mito di Alfeo e Aretusa che potrei raccontare in modo avvincente e romantico, se solo ne fossi capace…ma capireste subito che non è da me, per cui decido di riassumervi la loro storia così:

  1. Aretusa, ninfa al seguito di Artemide, era diventata Miss Grecia e, con 40 gradi all’ombra a metà agosto, decide di fare un bagno rinfrescante
  2. Alfeo, divinità del ruscello, si innamora di lei e la stalkerizza
  3. Lei non lo vuole e chiede aiuto ad Artemide
  4. Artemide la trasforma in una nuvola che arriva in Sicilia e, a Ortigia, diventa una fonte
  5. Alfeo, insistente, chiede aiuto al dio Oceano che apre le acque dello Ionio e consente ad Alfeo di raggiungere la Sicilia
  6. Aretusa lo vede arrivare e si convince che Alfeo è un buon partito
  7. Artemide, come regalo di nozze, scava una caverna sotto la fonte, così da far correre in eterno le acque di Aretusa e Alfeo

E vissero tutti felici e contenti.

La Fonte ha cambiato aspetto molte volte nei secoli, ma ciò che la rende di certo unica è l’ennesimo esempio di continuità: la presenza, da centinaia di anni, di una popolazione di papiri selvatici che, insieme a quella del fiume Ciane/Anapo, rappresenta l’unico papireto selvatico esistente in tutta Europa.

Fonte Aretusa

E io mi emoziono pensando a tutto ciò che resiste al tempo e allo spazio, all’incuria e alla distruzione.

Mi emoziono pensando a ciò che viene riciclato e riutilizzato e che alla fine ha una vita nuova e una dimensione inaspettata.

E alla fine penso che anche Luca e io, nonostante tutto, stiamo solo cercando di darci continuità, riadattandoci agli stravolgimenti esterni e cercando tutto intorno la nostra nuova dimensione perfetta.

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