“Bau”

“Ti ho detto che è miao”

“Ma non mi viene, io so dire bau.”

“Guarda le mie labbra. Miao.”

“Bau.”

“Non riesco a capire come sia possibile.”

“E se fossimo diversi?”

“No, guardaci. Abbiamo una coda, quattro zampe, un naso, due occhi, e un pelo lucidissimo.”

“E’ vero, abbiamo le stesse cose. Ma io sono molto più grossa di te.”

“Quello dipende dall’alimentazione. Cosa ti fa mangiare il tuo umano?”

“Il riso soffiato e la carne.”

“Vedi? A me dà solo croccantini.”

“Solo?”
“Devi dire al tuo umano di cambiarti alimentazione, sei in sovrappeso.”

“E poi diventerò piccola come te?”

“Poi dimagrirai e imparerai a dire miao.”

“Anche il mio verso dipende dall’alimentazione?”

“Probabile.”

“Giochiamo con la palla?”

“Va bene, dai inseguiamola.”

“No, me la devi tirare e io te la porto.”

“Ma che gioco è? Non è divertente. La palla la devi colpire con la zampa e inseguirla per tutta casa. Guarda.”

“Ma sai fare dei salti altissimi.”
“Tu no?”

“No, io so correre veloce.”

“Anche io e poi salto sul divano, scarto a destra e mi lancio sul tavolino, prendo il muro con le zampe posteriori e mi catapulto sulla televisione. Sono l’uomo ragno.”

“Sei un gatto, non un uomo ragno.”

“Era per dire. Dai fallo anche tu.”

“Salto sul divano, faccio cadere tutti i cuscini, ci rimbalzo sopra e provo ad andare a destra, ma sbatto contro il tavolino e colpisco il televisore con le zampe posteriori. Ho fatto un disastro.”
“E’ la tua stazza il problema. Vedi, non puoi neanche saltare.”

“Bau.”

“Miao, non ti devi deconcentrare.”

“Bao?”

“Quasi, ma sei ancora lontana. Aspetta che devo fare pipì.”

“Ma dove la fai? In una scatola?”

“Come una scatola? Questo è il  mio bagno privato, con tutti i sassolini. Faccio una bella buca, mi accovaccio e faccio la pipì.”
“Oddio, facciamo la pipì in modo diverso.”

“Come?”

“Io devo uscire, annusare per un po’ di tempo e quando trovo l’odore giusto, mi accovaccio e faccio la pipì.”
“Devi uscire? Ma è una follia. Ma chi sono i tuoi umani? Non ti hanno educata.”
“Oddio, e adesso?”

“Adesso mi guardi e impari come si fa la pipì.”

“Ho capito.”
“Forza, provaci tu.”

“Ma non ci entro, questo bagno privato è troppo piccolo.”
“Lo vedi che sei sovrappeso? Da domani mangia meno.”

“Fosse facile.”
“Lo so, il cibo è una droga, ma ti sta trasformando in qualcosa che non sei.”

“Biao?”

“Brava, ci sei quasi.”

“Sono stanca, sono grassa e mi sento diversa.”

“Non devi, è colpa del tuo umano che ti vuole come piace a lui, ma tu sei più forte.”

“Pensi io ce la possa fare?”

“Certo che ce la farai.”

“Io ho fame adesso.”

“Vieni andiamo a inseguire le falene.”

“Poi posso mangiarle?”

“No, ci si gioca finché non si muovono più, ma non si mangiano.”

“Pippo, io un amico come te, non l’ho mai avuto.”

“Polda, tra gatti ci si aiuta sempre.”

“Lo vuoi il mio osso?”

“Mi fa schifo quel coso, buttalo. Andiamo a farci le unghie sul divano.”

“Fallo tu, io mordicchio le zampe.”

“Questa fame andrà via, non ti preoccupare  e finalmente potrai miagolare come fanno tutti.”

“Buao.”

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