Vi è mai capitato di pensare al sale e subito dopo di sentirne il sapore in bocca mentre la salivazione aumenta?

A me capita sempre.
Il pensiero si trasforma in gusto.
E il gusto diventa emozione.

Quando Elena mi ha fatto leggere “Ciroamamma“, per me, è stato come pensare al sale.

Mi sono ritrovata a Napoli con Nennè e Donna Assunta, assaporando caffè e sfogliatelle mentre il mondo intorno era un misto di rumori, odori e dialetto.

Leggere è viaggiare. E viaggiare è un’emozione.
ALLORA emozionatevi con “Ciroamamma” e condividete il racconto sui vostri social 😊

Ciroamamma

di Elena Carrara

Io sono nato a Napoli, e lo so perché quando nasci a Napoli non puoi non
accorgertene.
Napoli la riconosci dagli odori che corrono lungo le strade e ti si appiccicano addosso, dai colori che scuotono gli edifici facendoli sembrare più tristemente umani, dai suoni che rimbalzano ad ogni angolo e ti inseguono finché non li accogli e cominci anche tu a vibrare.

Ciroamamma
Scorci di vita a Napoli

“Quant’è bell” ha detto la donna quando mi ha visto.
“Quattro chili e due, signò alla faccia ru carmine” ha aggiunto quella con la
mascherina.
All’anagrafe una donna ha detto all’impiegato annoiato seduto dietro ad un vetro:
Gennaro”.
“Uuuh Signora mia, un altro Gennaro? Ne è piena Napoli”.
“Ma io a San Gennaro ho pregato, voi credete che Lui non si offende se non lo
chiamo Gennaro?”
“Signò, quello San Gennaro da quando l’hanno fatto Santo tiene più lavoro di Dio”.
E come lo chiamo?
“Io questo non lo posso sapere, ma vediamo, come si chiama il padre?”
Strunz, così si chiama”.
“Capisco. La madre invece come si chiama?”
“Mia figlia si chiama Maria, perché alla Vergine Santissima avevo chiesto la grazia,
ma per noi è Mariù”.
“Mario allora, le piace?”

“No, Mario no. Quello era il nome del fratello di mio marito che è morto sparato in
guerra mentre stava tra le cosce di una zoccola”.
“Capisco. Giuseppe?”
“Uh Giuseppe no, come mio figlio Peppiniello che è morto a cinque anni di
polmonite”.
Antonio allora, in onore del Principe De Curtis”.
E che c’azzecca? Noi non siamo né nobili né ricchi”.
“Sarebbe di buon augurio”.
Ciro, lo voglio chiamare Ciro”.
“Come Ciro il Grande?”
“No, comm a Ciro lo scarparo che tiene la voce chiù bella e Napoli”.

Nennè mi ha preso all’ospedale e mi ha portato a casa. La prima volta che mi ha
visto, mi ha preso in braccio e tenendo la mia mano nella sua ha detto:
“Comm si bell. Comm si bell. Comm si bell” e piangeva tanto.
All’inizio pensavo di chiamarmi ‘Commsibell’, ma poi ho capito che il mio nome è
Ciroanonna.
“Ciroanonna, mo mangiamo”.
“Ciroanonna, non piangere più”.
“Ciroanonna, dormi per favore”

Ciroamamma
Il caffè, quello vero!

Nennè in realtà si chiama Anna, ha un corpo piccolo piccolo, le mani con le dita corte
e tozze di donna che ha sempre lavorato, i capelli ispidi e ribelli, e un seno grande,
soffice e profumato di pane, zeppole e latte caldo.
Tutti a Napoli la chiamano Nennè fierro filato perché non si spezza, come il fil di ferro.
Lei piange quando mi guarda e se provo a toccarla, piange ancora di più.

Donna Assunta viene spesso a trovarci, lei è una gran signora, veste elegante ed è
tutta colorata, è la figlia dello zio Mario, quello morto sparato in guerra mentre stava
tra le cosce di una zoccola.
Lei vuole tanto bene a Nennè perché l’ha cresciuta, che quando il padre è morto aveva
solo cinque anni e Antonia, la madre, è uscita pazza, più per la zoccola che per la
morte di zio Mario.

Quando sento l’odore del caffè, so che le cose stanno per succedere.
Il caffè a Napoli è come un abbraccio, fa sentire a casa ed è così caldo che scioglie i pensieri che si bloccano e non fanno passare le emozioni.
Quando la caffettiera borbotta qui il tempo si ferma, lo sa anche San Gennaro che a
Napoli il caffè è Santo come a Lui.

“Comm state Nennè?”
“Comm nu strunz dint’all’acqua, galleggio sempre”.
Ma il padre, lo sapete chi è?
“Certo che lo so, ma sta criatura è solo figlia di Mariù mia, non di quello. Manco al
funerale di mia figlia è venuto quell’omm e merda. Sta criatura non tene padre”.
“Ma voi da sola come farete?”
“Comm ho sempre fatto Donna Assunta, tirandomi su le maniche e pregando ai Santi”.
“Nennè, voi lo sapete che noi stiamo bene in famiglia, se avete bisogno, dovete solo
chiedere”.
Voi siete generosa, ma sapete che io non tengo voce per gli uomini, pure quella mi
hanno tolto”.
“Ma è difficile da sola”.
“Ve lo ricordate quando Vito, mio marito, se n’è scappato con la moglie di Tonino
l’idraulico?  E io è da quel giorno che sono sola, anche quando Vito è tornato
piangendo da me, io sempre sola sono rimasta, mi sono nascosta nella mia testa e ho
aspettato che morisse. Ve lo ricordate il funerale vero? L’unica donna che non
piangeva ero io. Tutte piangevano che se l’era fottute alle mie spalle, tutte piangevano
lo scemo che per un’apertura di cosce faceva i regali e spendeva.”
“E vi ha lasciata senza soldi”.
Io avevo a Mariù, la bambina più bella di Napoli, ma ora ho perso anche lei”.
“Tenete a lui, Nennè”, ha detto Donna Assunta indicandomi.
“Vero, io tengo a lui”, e mi ha preso in braccio.

Castel dell'Ovo da Via Partenope

Appena Donna Assunta se n’è andata Nennè mi ha provato i vestitini nuovi:
“Uh accussì sembri nu signorino”
“Comm ti sta bene l’azzurro”
Ciroanonna e come puzzi, ti sei cacato?”, ho riso perché Nennè è speciale, io non
devo mai piangere, lei sa prima di me quello di cui ho bisogno o quello che voglio.
Ci siamo lavati, abbiamo mangiato, ci siamo messi il pigiamino e siamo andati a
letto.
Tutte le sere Nennè mi mette nel lettone, si corica accanto a me e prende una foto di
Mariù, quella che sta sul comodino vicino alla foto di San Gennaro e della Vergine
Maria. Me la fa vedere prima e poi me la poggia vicino al viso.

Ciroannonna, questa è tua madre e non te la devi mai dimenticare. Mariù si
chiamava e per te ha lottato comm na leonessa.
‘Zoccola’, ‘Un figlio bastardo porti’, ‘Devi abortire che porti scuorno alla tua
famiglia’, le dicevano, ma lei non li sentiva proprio.
Mi ha detto: ‘Mamma, questa creatura io me la voglio tenere. Io niente ho avuto dalla vita e niente di buono ho fatto e ora che tengo a lui sento na cosa dentro, io sento che non lo
voglio perdere questo bambino’. Così diceva Mariù mia”.

Ogni sera
Nennè mi racconta un pezzo della vita di mia madre.
Ogni sera mi addormento vicino a quella foto e vedo nei miei sogni quella donna
giovane, dalla pelle scura, con i capelli di lana e gli occhi neri e fondi, che mi guarda,
sorride e dice sempre:
Comm si bell, Ciroamamma”.

Le sorrido e non glielo dico che mi chiamo Ciroanonna, per lei posso essere anche
Ciroamamma.

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