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S.1 E2 - Abu Simbel ed il villaggio Nubiano

I giorni di navigazione sono meravigliosi. Essere lì, sul Nilo, mi sembra un sogno!

Proseguendo verso sud raggiungiamo Assuan con la sua immensa diga e con un’altra levataccia alle 4.00, andiamo ad Abu Simbel.

Siamo a 60 km dal Sudan, in un sito archeologico incredibile: i due templi rupestri (uno dedicato a Ramses II e l’altro alla moglie prediletta Nefertari), realizzati durante la diciannovesima dinastia, cioè SOLAMENTE 1300 anni prima di Cristo, sono immensi e imponenti e alla domanda: “come avranno fatto a COSTRUIRE una cosa del genere?” se ne aggiunge un’altra: “come avranno fatto a SPOSTARE una cosa del genere???”

Il solo pensiero ci terrorizza! La mia mente inizia a immaginare sforzi sovrumani per spostare il Pantheon o Fontana di Trevi…No, non ho una mente abbastanza fantasiosa. Dimenticavo che ho la fantasia di un portone blindato.

Ma tutto questo accadde davvero! Nel 1960, re Nasser decise infatti di iniziare i lavori per la famosa diga (grazie a cui si formò anche il bacino artificiale che prese il suo nome) con l’enorme rischio di vedere cancellati PER SEMPRE pezzi tangibili di storia egizia.

E allora che fai, caro Unesco? Non li spendi 40 milioni di dollari per spostare i due templi 210 metri più indietro e 65 metri più in alto??? Esperti da tutto il mondo guidati da un team guidato da italiani (momento òla dal divano) in soli quattro anni riuscirono nell’impresa titanica!

L’interno dei templi è ancora più sublime e dopo la visita siamo pronti a riattraversare il deserto per quasi quattro ore

In Feluca sul Nilo

Facciamo una sosta vicino il centro di Assuan, in un laboratorio di olii essenziali e profumi in cui un simpaticissimo ragazzo nubiano, intento a venderci i suoi prodotti, ci si presenta come “Roma, perché c’ho la Scadenza romana, suonavo la chitarra a Ponte Sisto”.

Che ve lo dico a fa! Lo abbiamo amato subito.

Questo è il giorno più lungo da quando è iniziato il nostro viaggio e non è ancora finito. Decidiamo infatti di provare un giro in feluca, imbarcazione tipica del Nilo, per raggiungere il villaggio Nubiano, un coloratissimo villaggio a sud di Assuan.

Il tragitto in feluca si rivela piuttosto breve, ma continuiamo la navigazione con una barca a motore. Seguiamo Hassan sul tettuccio della barca e ci godiamo il paesaggio incontaminato fin quando non si avvicina una simil-canoa… a bordo un ragazzo di circa dieci anni che, per racimolare qualche sterlina o qualche dollaro, ci canta un medley delle più famose canzoni italiane.

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Il Villaggio Nubiano

Arrivati al villaggio la situazione è chiara e lampante: casette colorate, famiglie che ci invitano in casa per convincerci ad accarezzare poveri coccodrilli tenuti in gabbia (il Nilo non ha più coccodrilli dal 1968, anno in cui è stata completata la diga e solo i Nubiani possono “allevarli”) mentre ci servono del tè alla menta.

 I negozietti di souvenir iperturistici sono, ahinoi, l’emblema che il made in China di terribile manifattura è arrivato fin qui, in uno sperduto villaggio sulle rive del Nilo.

Mentre cerchiamo di comprendere meglio quello che abbiamo intorno, non dimentichiamo le parole di Hassan sui Nubiani: un popolo costretto a lasciare le proprie terre durante la costruzione della diga, cerca di ritrovare le sue origini in un mondo che ormai non è più quello di un tempo.

Anche loro, come molti altri nel mondo, sono costretti a sottostare alle regole del mercato e della globalizzazione.

È ormai il tramonto e ci rimettiamo in viaggio con una sensazione di amarezza da un lato e di felicità dall’altro: venire a contatto con questa porzione di umanità ci ha arricchito enormemente.

…to be continued

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Episodio 1: Egitto il regalo perfetto
Episodio 3: Egitto – Come sopravvivere a Il Cairo